INTERRAIL IN SCANDINAVIA: SOSTA A BERLINO! | DAY2

Ci sono cose che si spiegano, altre un po’ meno. Altre ancora, non hanno alcuna ragione, né logica. Il muro di Berlino è una di queste. Mentre chi s’appendeva sulle funi elettriche tra i palazzi a mo’ di roccaforte, per valicare il cemento, chi costruiva mongolfiere e macchine volanti con tanto di elica, chi trasportava l’amico mai conosciuto al di sotto del portabagagli dell’auto, beh ciascuno di questi rientra perfettamente nella prima categoria.

 

MAI RUBARE PEZZI DEL MURO DI BERLINO, CIT. POLIZIOTTA TEDESCA INCAZZATA 

Aldilà della consueta sfiga di visitare il Muro di Berlino per circa un chilometro coperto da transenne per il restauro, nondimeno l’ossimoro della guerra fatta ad arte o dell’arte fatta a guerra, si pittura. Da buon italiano, stavo per avere la genialata del secolo: portarmi a casa un frammento del muro. Manco un sasso. Un frammento. A care spese, ho scoperto che è reato. Cioè, ti mettono dentro. Ora, la polizia tedesca non deve essere granché simpatica, immagino. Hanno queste facce imbronciate col mondo, che manco t’azzardi a dargli il buongiorno. Roba che ti mettono in gattabuia. Dunque non ho potuto dare sfogo alla mia sclerata cleptomania. 

Ad ogni modo, Berlino è come scissa in due emisferi. Ancora oggi, è come se non fosse cambiato nulla. V’è una parte che cresce come fosse una New York europea, il traffico, i clacson, le auto di lusso, i grattacieli e le loro vetrate, e un’altra che, inflessibile, rimane ancorata ai casermoni tetri russi. Tutti del medesimo colore, forme, squadratura. Più che delle fabbriche o dei condomini, sembrano delle carceri.

Berlino è paradossale.

Il muro è paradossale.

L’ho percorso avanti ed indietro, impiegando circa un’oretta abbondante. Ad essere sincero non ho incontrato particolarmente tanta gente, ma quelle poche erano o cinesi o italiani. Non avrei mai pensato di dirmi, qualche giorno più in là, che i modi di fare degli italiani mi sarebbero mancati.

Pioverà.

IL WALL

O meglio, ancora non pioveva. Ma il cielo s’era fatto grigio forte. Quindi ho scoperto che Berlino non è poi rimasta alle sue caserme russe. Giuro che lo pensavo veramente. Il Wall, ad esempio, è uno di quei centri commerciali del futuro, con un intero piano dedicato al cibo. Credo che i tedeschi abbiano una qualche ossessione verso i cibi orientali. Ne avrò contanti più o meno una decina, lì dentro. Che poi, c’ha pure salvato la vita. Il Wall, dico. S’è messo a grandinare che sembrava già di stare in Norvegia. Ancora non ero andato sul Preikenstolen con 8 gradi al 2 di Agosto, capitemi

Nel mentre, cerco vanamente di prendere confidenza con la videocamera. Sono ridicolo. Dico davvero. Mi vergogno a stare in mezzo alla gente. Mi giudicano. Cioè, nella mia testa, mi giudicano. In realtà, a nessuno frega un cazzo di me e che parlo davanti ad una telecamera. Noto un tizio che con la sua fotocamera si mostra così sciolto e menefreghista di me. Non che ci voglia Cristo sceso in terra. Credo che non imparerò mai

E poi, so solo che ho camminato, camminato e camminato ancora. Fino al Checkpoint Charlie, che per molti è un’attrazione esclusivamente turistica, e quindi come tale da evitare. In realtà devo ammettere che mi è piaciuto un sacco. Chiaro che bisogna avere il tempo per rimanere più di un minuto a leggere le didascalie di ciò che viene mostrato. Solo così si scoprono le storie dietro a dei reperti che altrimenti sono privi di senso. 

 

SKolliakos

Mi chiamo Sebastian Kolliakos, ho 23 anni e studio Giurisprudenza, facendo la spola tra Verona e Trento. Sono sempre alla ricerca di un viaggio, meno degli aerei da prendere, di cui ho la fobia. Parto da solo, in coppia, in gruppo. Non importa. Mi è sufficiente partire. E sono sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio!

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