INTERRAIL IN SCANDINAVIA: NONNO HASSE E VEDERE RIBE | DAY 3

L‘interrail in Scandinavia prosegue una meraviglia. Sono le undici di mattina. Abbiamo lasciato la Germania da un paio d’ore. Ma poco prima di Amburgo, passa il controllore. Un signore sulla cinquantina, grasso e preda della calvizia. L’uomo più detestabile mai incontrato. Giuro. D’altronde, se il progetto Interrail esiste da una decade ormai, e tu, controllore, non ne sai nemmeno l’esistenza, beh fattele due domande. Il succo è che per poco non ci faceva la multa, ‘sto maledetto. Il crucco, tra l’altro, parlava rigorosamente tedesco. Di due paroline di inglese, nemmeno l’ombra. Cioè, le parlo io. Voglio dire. Alla fine, s’è lasciato andare ad un sofferente sbuffo, andandosene senza elemosinare alcun soldo. E vojo ben vedè, cazzo. Poi il ragazzo seduto di fronte a me che assomigliava particolarmente a Channing Tatum mi ha detto che in Germania spesso i controllori non sanno di che cosa tu stia parlando quando mostri un biglietto interrail. 

LASCIAMO LA GERMANIA PER ARRIVARE A RIBE, DANIMARCA

Dunque, siamo in Danimarca. Cambio treno a Niebuell, un minuscolo paese posto esattamente sul confine. La Danimarca è una terra estremamente semplice, bicromatica – nel senso che non si discosta poi molto dal rosso mattoncino e il bianco – nonché fredda. Particolarmente fredda. Ci vorrà circa un’altra mezz’ora per giungere a Ribe. L’ho scelta personalmente questa tappa. Mi sono messo in gioco. Ci ho puntato su questa città. Che poi, città. E’ più una contrada rimasta al Rinascimento danese. Ad ogni modo, sul treno non v’è traccia di un controllore. Pare che non ve ne siano. Non ne ho la matematica certezza, ma di cinque giorni nel paese della Sirenetta mai visto uno che sia uno.

Vedere Ribe è gradevole. Per passarci la vecchiaia, ben inteso. Tipo settantenne vedovo. Le abitazioni sono ancora quelle d’un tempo medievale, che stanno in piedi per miracolo. Tant’è che, giunti in città, c’ha accolto un benaccetto incendio, proprio dietro alla Cattedrale. E’ andata a fuoco la casa di un tale che aveva lasciato fuoriuscire gas. Qualcosa del genere. Ce lo ha raccontato Hasse. Hasse è un attempato sulla sessantina, forse qualcosa in più, vedovo credo, che si è trasferito qui a Ribe nel 2006. E’ docile, cordiale, vagamente un orsetto di peluche.

  • Mi viene voglia di abbracciarlo, – ho pensato la prima volta che lo vidi.

In effetti, c’assomiglia a nonno. Sono identici. Solo che ad Hasse mancano gli occhiali. Ma per il resto, identico spiaccicato. Giuro. In tutto questo, Hasse mi ospiterà per le prossime due notti. Di certo, non è che l’arredamento della stanza provenga dalla nuova collezione Ikea, ma, a ben vedere, se viaggi, è giusto che ti immerga in una cultura differente. All’opposto. 

Certo, una spulciatina all’edera gliela avrei data, però. Ma Hasse è così. Si gode la pensione. Giacché di altri crucci non ne ha.

stanza-di-ribe

Nella piazza di Ribe si situa la Cattedrale, quella che per poco non andava a fuoco distruggendo l’emblema della città più antica della Danimarca. Folle ‘sto tale. La Cattedrale in sé non è granché, ma la torre d’una trentina di metri annessa, decisamente di più. In cima, col vento che soffia in faccia, si nota come Ribe sia sostanzialmente calata in mezzo ad un verde che non si pone limiti. Tocca il cielo, e il cielo tocca di nuovo la terra. Giusto la strada principale, ma il paese sfuma in tetti irregolari, i fiori adagiati su ciascuna finestra, un fiume il profumo di lavanda e il fumo nero. Quello dell’incendio. Ora, i casi sono due. O questo rogo era indecente – ma non sembrava – o i vigili del fuoco danesi sono un tantino fuori forma. Probabile che erano a scolarsi un paio di pinte. O a cenare.

La cultura del cibo, qui, è terrificante. Mi lamentavo della stazione di Monaco, ma qui non è che andiamo poi così distante. La cena viene servita dalle 16.00 alle 19.00, ma ai turisti viene concessa una proroga fino alle 20.00. Grazie. Molto gentili. La pizza – surgelata – alle 17.00 credo che rimanga indigesta per un paio di pomeriggi, ma i nachos al formaggio, quelli sì, che t’ammazzano ogni flebile sentore d’appetito. Generalmente, all’estero si tende a nascondere d’essere italiano. E’ la verità. Ma questi sono quei momenti in cui ti senti così fiero. Mi verrebbe voglia di andare io stesso in cucina. Cavatevi. Ma nondimeno, i waffel di Ribe sono la fine del mondo. Certo, costano l’ira di Dio, ma ne valgono la pena.

Tant’è, benvenuti al Nord. 

SKolliakos

Mi chiamo Sebastian Kolliakos, ho 23 anni e studio Giurisprudenza, facendo la spola tra Verona e Trento. Sono sempre alla ricerca di un viaggio, meno degli aerei da prendere, di cui ho la fobia. Parto da solo, in coppia, in gruppo. Non importa. Mi è sufficiente partire. E sono sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio!

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