Aalborg

INTERRAIL IN SCANDINAVIA: VOGLIO SCAPPARE DA AALBORG! | DAY5

Lascio Ribe, nemmeno poi tanto di buon mattino. Un po’ a malincuore, anche. Ho salutato Hasse dandogli un abbraccio. Mi mancherà. Sono le nove e mezza circa, e per strada non v’è anima viva. Io, la panetteria di mia fiducia e una famiglia di italiani. Il figlioletto indossa una felpa della Juventus. Anche qui. Sono ovunque. Basta. Andatevene. Scomparite. #DajeRoma. Nel frattempo, mi sono preso un panino all’uvetta. Vado matto per questa roba. Ne mangerei a quantità industriali.

aalborg

Tra un cambio e l’altro, giungo ad Aalborg dopo circa quattro ore e mezza. Aalborg sta al Nord della Danimarca, e dovrebbe essere la seconda o la terza città più nota e influente per il Paese dopo Copenaghen. Non fa caldissimo, e il tempo è grigio. Per le prossime due notti, mi ospiterà Søren, un musicista. Parla un’inglese perfetto, fluente. Io me la sogno, una pronuncia così. L’abitazione è un totale casino, forse stanno ristrutturando. O forse sono poprio lui e sua moglie ad essere così. Ho trovato qualcuno peggiore di me. Mia mamma andrebbe fuori di testa.

QUANDO HO RISCHIATO DI MORIRE…

Ad ogni modo, l’appartamento di Søren mi inquieta parecchio. Dormirò in una sorta di scantinato con delle lenzuola che lui dice essere pulite. Io non ne sono poi così convinto. La moquette anni 80′ contagia malattie solo a buttarci l’occhio e c’è solo una finestra dieci metri per venti centimetri scarsi, ad altezza strada. Pare una cantina da film dell’orrore. Avete presente quando Leatherface scende le scale per andare a scuoiare una delle sue vittime per le sue maschere? Più o meno è la stessa cosa. Giuro che ho temuto. Per la doccia dovrò invece salire in camera da letto di Søren e sua moglie e farmela nel loro bagno personale. Ora ho capito perché costasse così poco, la stanza. 

In tutto questo, ilc aro gentile Søren ci ha messo a disposizione la lavatrice, con il suo ammorbidente. Grazio a Dio. Indumenti puliti. Gli avevo finiti. Stavo per rivoltare le mutande sporche dall’altro lato. No dai, non l’avrei fatto. Mi fa schifo. Ma tutto sommato Søren non è un plurimo omicida, o almeno credo. 

LA CITTA’ DI AALBORG

Aalborg è una città abbastanza monotona, nordica, l’occhio al design. Moderna. Forse fin troppo. Mi è piaciuto un sacco che in un giardino posto di riflesso al fiume abbiano sparato musica techno come l’Alterego dei vecchi tempi. Mi sono seduta su un muretto e mi sono goduto l’aria. Il sapore. Qui, l’architetto dell’Opera House di Sydeny, Jørn Utzon, ha progettato un complesso di edifici vagamente futuristico, le parabole dei tetti, i colori chiari, le vetrate. Quanto al resto, non si trova granché. Ma Aalborg è meta essenziale per la tappa di domani, che solo essa stessa vale l’intera Danimarca. E non è Copenaghen.

Aalborg

Poi ho vagato fino all’area sud della città, entrando in parco. Ma dal primo momento in cui ho messo piede lì dentro, ho come sentito di non essere il benvenuto. Era un po’ ghetto, vero, ma ci sono arrivato seguendo un percorso di street art davvero interessante, come da diapositiva allegata qui sotto. E da quel momento, cioè da quando il sole è calato, anche l’aria è cambiata in città. Nel senso che non avrei voluto essere lì in quel momento. Avrei ben più desiderato trovarmi nello scantinato di Søren. Il che è tutto dire. Tant’è che ho preferito starmene in casa alla sera. Ad una certa, un tale si è messo pure a seguirmi. Al che ho pensato che fosse meglio rimettermi sulla strada principale, e di smetterla di vagare a casaccio tra le vie di una città che davvero non ho capito

 

SKolliakos

Mi chiamo Sebastian Kolliakos, ho 23 anni e studio Giurisprudenza, facendo la spola tra Verona e Trento. Sono sempre alla ricerca di un viaggio, meno degli aerei da prendere, di cui ho la fobia. Parto da solo, in coppia, in gruppo. Non importa. Mi è sufficiente partire. E sono sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio!

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