INTERRAIL IN SCANDINAVIA: SCALATA AL PREIKENSTOLEN! |DAY8

PRIMA REGOLA: VIAGGIARE CON MOLTI SOLDI PER GLI IMPREVISTI

Arrivo a Stavanger dopo 10 ore di navigazione che m’hanno messo addosso una nausea che non vi dico. Il tempo è pessimo. Completamente coperto. Oggi andrò a visitare il primo fiordo, forse il più noto dell’intera Norvegia, ovvero il Preikenstolen. All’uscita dallo scalo portuale, prendo un taxi per raggiungere l’hotel e quindi il centro città, che dista una mezz’oretta dal porto, e poggiare almeno lo zaino. Ora, ben sapete che in Norvegia non si dorme in hotel. Perlomeno è sconsigliato per via del caro prezzi che raggiunge cifre veramente fuori contesto. Infatti, per colpa dei mille laghi che circondano la zona – tutti uguali, tutti identici -, dei parchi naturali e stazioni segnate su google maps, praticamente è successo che ho confuso tutto e ho prenotato un alloggio in stanza privata a quaranta minuti dal centro di Stavanger. Che poi sarebbe stato a ottanta minuti dal Porto, che dovrò riprendere tra un paio di giorni per raggiungere Bergen. Il risultato è che ho dovuto prenotare all’ultimo secondo un hotel completamente a caso, spendendo 110 euro. Amici cari, non ho più soldi. Come faccio ad andare avanti? Credo che il barbone con i denti storti avesse ragione. 

 

SECONDA REGOLA: VIAGGIARE CON MOLTI PIU’ SOLDI DELLA REG.1 PER ULTERIORI IMPREVISTI

Arrivo in hotel, e la vecchia amica della reception non mi pare molto sveglia. Forse è assonnata. Poi realizzo come sono conciato, e credo che si sia spaventata nel vedere un nomade vestito come uno straccione e bagnato e fradicio vagare per l’hall di un albergo tutto sommato decoroso. Gentilmente mi fa poggiare lo zaino, e gli chiedo indicazioni per raggiungere il porto turistico di Stavanger, situato nel centro della città. Da lì, infatti, partirà il traghetto che mi porterà prima a Tau e poi, con un bus locale, al campo base per la salita al Preikenstolen. Bene. Cioè, non bene. Finisco praticamente a Bergen. Sto lontanissimo dal porto e mi sono perso. Siccome la visita è prenotata ed ha un suo orario, entro in un bar – che di bar italiano ha veramente gran poco, dal momento che stavano cucinando i wurstel alle 7 di mattina – e chiedo gentilmente alla commessa di chiamarmi un taxi. La imploro, non è vero che chiedo. 

preikenstolen

 

LA SALITA DEL PREIKENSTOLEN

Appena messo piede giù dall’autobus, ha cominciato a diluviare. Oggi ci sono 11 gradi, che sono veramente pochi per essere il 2 di Agosto. Finirà male questa giornata, amici cari. Così mi armo di coraggio, pazienza, buona volontà e soprattutto faccio fioretto con Dio e m’incammino. Mi sono ripromesso di non incazzarmi con lui. E così ho capito che

quando hai una meta, uno scopo, qualcosa insomma da perseguire, la fatica non è mai troppa, né insopportabile, ma è, invece, condizione necessaria per farti rimanere a bocca aperta. Per dire wow.

Io questo l’ho capito mentre per due ore filate e sotto il diluvio e gocce grosse quando un pugno, la melma e la scarpa che ci affonda dentro, scalavo quella montagna. Vi assicuro che non è per niente semplice salire su in cima, e per strada ho pure visto qualcuno che si è fatto male. Cinesi. Sempre loro e i loro stramaledetti ombrelli. Non si usano gli ombrelli nel bosco, scemi. E l’ultima mezz’ora di scalata è stata intensa, scivolavo molto e l’acqua non aiutava di certo. Ad un certo punto, una signora mi ha dato una pacca su una spalla per incoraggiarmi, dopo avermi visto in difficoltà. 

preikenstolen

Prima di arrivare allo spiazzo che si affaccia sul fiume sottostante, c’è una breve cresta da percorrere. A destra, una parete compatta di massi. A sinistra, il vuoto. Caschi giù. Non ci sono paletti o corde a cui aggrapparsi. Nulla. Che per me era il dannato grigio delle nuvole basse. Ammetto che, una volta arrivato su, ho rosicato ‘na cifra. Soldi, ore e fatica spese per non vedere praticamente nulla. Poi in realtà tutto è cambiato.

Rimanere qualche minuto sulla punta del Preikenstolen, ad un passo da 600 metri di precipizio, bagnandosi il viso dalla pioggia battente, il clima tipicamente invernale mentre i tuoi amici stanno ad Ibiza, la nebbia che da alla montagna quell’ambientazione da un racconto di Tolkien, le ossa gelate e il vento che spira nella schiena, beh tutte queste cose messe assieme ti rendono in qualche modo libero. Non ho visto niente, ma è come se avessi visto tutto. 

 

Non ho scattato tante foto. Ero stremato, soprattutto al ritorno. In più ho un buco nel ginocchio, dovuto alla rottura dei legamenti. Quindi ho fatto ancora più fatica a scendere. Sono arrivato giù al campo base cotto a puntino, con dolori alla schiena che neanche un anziano con l’artrite. In compenso mi sono divertito parecchio a scendere, vedendo una massa indefinita di cinesi con una sorta di plasticoni che andavano a ricoprire le scarpe. Roba che mi sono detto: “Ma sei scemo?”. Il tempo perlomeno ha dato tregua e le nuvole si sono alzate. Così ho potuto osservare quel poco che il Preikenstolen mi ha dato, almeno a livello visivo. 

preikenstolen

 

Per farmi rosicare ancora un po’ e per dare a voi un po’ l’idea di che cosa sia il Preikenstolen senza quella coltre di nebbia che ho beccato, vi lascio qui sotto una fotografia che raffigura in pieno l’anima della Norvegia. Noi invece, ci becchiamo con il day9! 

SKolliakos

Mi chiamo Sebastian Kolliakos, ho 23 anni e studio Giurisprudenza, facendo la spola tra Verona e Trento. Sono sempre alla ricerca di un viaggio, meno degli aerei da prendere, di cui ho la fobia. Parto da solo, in coppia, in gruppo. Non importa. Mi è sufficiente partire. E sono sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio!

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebook

Lascia un commento