INTERRAIL IN SCANDINAVIA: BERGEN, GIOIELLO DELLA NORVEGIA |DAY10

Essere in “vacanza” e svegliarsi alle 5 del mattino è qualcosa di tremendo. Stamattina devo prendere il traghetto in direzione Bergen. Tenete presente che a quest’ora non mi va di chiacchierare, c’ho ancora la testa in bambola. Amo dormire. Sono abbastanza pigro, lo ammetto. A ciò, come se non bastasse, s’aggiunge il fatto che l’autista del taxi abbia tenuto accesa quella stramaledettissima radio che non riceveva alcun segnale, emettendo quel fastidioso ronzio tipo mosca. Una volta partito intorno alle 7, mi faccio spazio su uno dei divanetti di una sala e tento di dormire per qualche ora, e per il resto del tempo guardo fuori dalle vetrate la costa, distante non più di un centinaio di metri. 

 

Arrivo a Bergen intorno a mezzogiorno e mezzo, affamato. Mi sottopongo al consueto controllo documenti e poi, per pura casualità, vengo scelto per dei controlli più approfonditi, tanto che mi aprono lo zaino come fossi un immigrato. Ma ciò che mi ha dato più fastidio, è stato svuotarlo. Del tutto. Perché poi ci rimetto sempre trequarti d’ora per rifarlo. In pratica perdo più di un’ora per dimostrare che non ho nulla da far temere alla Norvegia. Non piove. 

Bergen

 

IL MERCATO DEL PESCE A BERGEN

Bergen era l’antica capitale della Norvegia, poi diventata ovviamente Oslo. E’ una città che nel suo centro si comprime nelle sue tradizioni, roccaforte anseatica del commercio marittimo nordico. La prima tappa a Bergen è per chiunque – meno che me – il mercato del pesce. Ci sono una ventina di stand dove l’unica lingua che non parlano è il norvegese. Ho contato almeno tre italiani che lavoravano lì, tra cui una ragazza che mi ha venduto l’insaccato di balena. Tipo salamino, per intenderci. Quando l’ho assaggiata, non ho avuto l’impressione di stare a mangiare un animale marino, ma anzi sapeva quasi da carne rossa. Qui tutti vestono con una tuta da pescatore color arancio come fossero assistenti stradali. Andava molto uno spiedino con salmone, gamberi e rana pescatrice. L’ho assaggiato e stavo per vomitare. Odio il pesce. Ho però trovato in un angolino nascosto, uno spagnolo che cucinava l’alce. Era meravigliosa. Davvero. L’hamburger di alce, con la marmellata sparata sopra e su un letto di cipolle cotte sulla piastra, mi ha completamente lasciato il sapore della Norvegia in bocca. 

 

Bene. Per uno spiedino ed un hamburger di alce ho speso all’incirca 25 euro. E’ una totale follia. E’ vero che in Norvegia possiedono stipendi tendenzialmente più alti, però vivere così diventa complicato. Il costo della vita, su al Nord, è eccessivo. Difatti per la cena ho optato per un hotdog insapore e alquanto tossico da 3 euro scarsi ad un 7eleven. 

 

IL KODE E LA JOHANNESKIRKE

Nel resto del pomeriggio ho girato per la città, fra un paio di musei – famoso è il KODE, dedicato a Münch, in parte picasso e ad alcuni pittori a tema rinascimentale -. Ho apprezzato particolarmente il KODE, hanno un interessante esposizione ed è gratuito per gli studenti. Lo consiglio vivamente. Poi ho visitato la bellissima Johanneskirke, eretta in cima ad una scalata perfettamente posta al centro al termine della piazza centrale. Ricorda vagamente una chiesa russa, tipo quelle di San Pietroburgo. In realtà probabilmente piaceva solo a me, quindi forse non è nemmeno poi così “bellissima“. Però credo che una visita la meriti, cioè si differenzia parecchio dallo stile nordico classico. 

BERGEN

 

LA VISITA AL BRYGGEN

Mentre visitavo il KODE, ha piovuto a dirotto. E per una volta ho ringraziato Dio. Infatti mi sono poi recato al Bryggen, che in realtà è l’ansa destra del porto di Bergen, dove sorgono una serie di casette in legno tutte di colore diverso. Al nord si trovano molte queste costruzione, ma niente è come il Bryggen. Tant’è che è stato dichiarato Patrimonio dell’UNESCU. Dicevo della pioggia. Con quel vento tiranno che s’era alzato, infatti, nessuno sostava nelle panchine davanti ai vari locali. E’ la manna dal cielo per chiunque voglia fotografare. Deserto. Alcuna testa pelata che sbuca qua e là, solo il diluvio e il legno. Aldilà del Bryggen, c’è poi tutta la parte della vecchia città, quella settecentesca e che ricorda un paese coloniale adibito al commercio marittimo. C’è anche un museo preposto a questa storia, proprio sul Bryggen, ma francamente mi sembrava qualcosa di fin troppo turistico. 

Bergen

Bergen

 

Con Bergen ci ritroviamo con il DAY11, con la seconda parte della visita alla città

 

 

SKolliakos

Mi chiamo Sebastian Kolliakos, ho 23 anni e studio Giurisprudenza, facendo la spola tra Verona e Trento. Sono sempre alla ricerca di un viaggio, meno degli aerei da prendere, di cui ho la fobia. Parto da solo, in coppia, in gruppo. Non importa. Mi è sufficiente partire. E sono sempre alla ricerca di nuovi compagni di viaggio!

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